BUON 2020

Updated: Jul 7, 2020

Analisi del mercato italiano dei rifiuti plastici ad un mese dalla partenza


Si allunga la lista delle aziende virtuose in transizione verso un’economia circolare e la Plastic Strategy fortemente sostenute dall'Unione europea. Con linee di intervento diversificate tra cui l’eliminazione delle materie plastiche non riciclabili dai packaging, l’incoraggiamento dell’impiego di plastiche con il maggior tasso di riciclo, l’eliminazione o riduzione massima del ricorso alla combinazione di materiali diversi, più difficili da recuperare, tendono all'obiettivo dello “zero impatto ambientale”.

Se il presupposto è che nessuna plastica dovrebbe finire in discarica o dispersa nell'ambiente, lo sfida delle aziende virtuose sta nel rendere sempre maggiore il volume di plastica utilizzata riciclabile all'infinito. Va detto che tutto ciò comporta uno sforzo molto importante in termini di investimento economico sia perché le plastiche riciclate al momento costano più della materia vergine, sia perché devono finanziare progetti di ricerca innovativi.


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La gran parte delle realtà industriali ammette tuttavia di non essere in grado di agire concretamente: soltanto il 47% (da uno studio dell’Alliance for Corporate Transparency*) riesce a raggiungere gli obiettivi che si era preposti.

*Il progetto “Alleanza per la trasparenza aziendale” analizza il modo in cui le società europee divulgano le informazioni necessarie per comprendere il loro impatto sulla società e sull'ambiente, come richiesto dalla Direttiva UE sui rapporti non finanziari. Serve da guida per aziende e autorità di regolamentazione e fornisce dati a sostegno della discussione sulla standardizzazione dell'informativa sulla sostenibilità, che a sua volta è anche un prerequisito per la finanza sostenibile.

Da dove deriva questa difficoltà?

Facciamo un passo indietro. È ovvio che qualsiasi prodotto fatto con materiale riciclato presupponga un buon sistema di raccolta rifiuti da avviare al riciclo. Se quindi da un lato stiamo assistendo agli sforzi importanti che molte aziende stanno facendo in ottica di economia circolare e green, da un altro lato registriamo le difficoltà reali a raggiungere tali obiettivi e tra i vari motivi ne individuiamo uno molto importante, se non fondamentale. L’allarme lo lanciano le piattaforme di riciclo italiane. La situazione nazionale fotografata oggi dall'assemblea pubblica delle piattaforme di trattamento dei rifiuti riciclabili, tenutasi presso la sede di Fise Unicircular (l’Associazione delle imprese dell’economia circolare) e che ha visto la partecipazione delle associazioni Apec (Associazione piattaforme economia circolare), Assopirec (Associazione delle piattaforme di recupero) e di numerose altre imprese di selezione e recupero, alla presenza delle aziende Ama spa e Hera Ambiente spa, ci mostra una situazione vicina al collasso.


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«Siamo in piena emergenza e a breve saremo costretti a rifiutare nuovi conferimenti di rifiuti da avviare a riciclo. – dichiarano dall'assemblea – Chiediamo a Governo e Parlamento di attivare quanto prima un tavolo tecnico di confronto tra istituzioni e piattaforme del riciclo per superare l’attuale fase di empasse e scongiurare il concreto e diffuso rischio di blocco delle raccolte differenziate». Quello denunciato è un rischio concreto di crisi sistemica alle porte che deriva dall'errore di confondere un mezzo (la raccolta differenziata) con il fine (il riciclo e la re-immissione sul mercato di quanto raccolto), impedendo così una visione ampia del problema.


In pratica oggi vediamo che la raccolta differenziata in Italia continua timidamente a crescere quantitativamente (+2,6% nel 2018 secondo i dati Ispra) ma non qualitativamente, mentre l’avvio a riciclo dei rifiuti urbani procede ancora più lentamente (+2% nel 2018); allargando il campo d’osservazione anche ai rifiuti speciali emerge che complessivamente nell’ultimo decennio l’avvio a riciclo è cresciuto 7 volte più velocemente della produzione di rifiuti (+42%), passando da 76 a 108 milioni di tonnellate l’anno, ma di fatto il tasso di circolarità è in calo: secondo il rapporto L’Italia del riciclo 2019, nel periodo 2010-2016 il tasso di utilizzo circolare di materia è cresciuto per la Francia dal 17,5% al 19,5% e per il Regno Unito dal 14,6% al 17,2%, mentre in Italia è diminuito da 18,5 nel 2014 al 17,1% nel 2016.

Dati che testimoniano gravi difficoltà di fondo del settore, dove più concause si sono sommate fino a una situazione emergenziale «esplosiva» denunciata oggi: l’assemblea cita in particolare «la mancanza di sbocchi per il “blocco” dell’export in Cina, Indonesia e altri paesi del Far East, e la riduzione della capacità di assorbimento delle industrie utilizzatrici dei materiali di recupero (cartiere, vetrerie, produttori di pannelli in legno, industrie di trasformazione della plastica, ecc.) hanno causato difficoltà nel collocamento dei materiali recuperati e il crollo generalizzato dei prezzi di questi ultimi sul mercato; l’auspicato aumento quantitativo delle raccolte differenziate non è sempre accompagnato da un aumento qualitativo, proprio mentre oggi la domanda di materie prime secondarie si sta concentrando in maniera crescente su materiali più “puri” e con elevati standard qualitativi».




Uscire dall'emergenza è possibile!


Le parti in causa hanno avanzato cinque proposte operative nella speranza che il Governo si attivi immediatamente:

  1. promuovere l’adeguamento e il miglioramento tecnico degli impianti con incentivi agli investimenti per aumentare la qualità dei processi e dei materiali/prodotti ottenuti dal riciclo;

  2. avviare a soluzione il problema della carenza degli sbocchi di mercato attraverso: l’agevolazione e lo snellimento delle procedure per l’esportazione dei materiali selezionati; la promozione dell’applicazione dei CAM (criteri ambientali minimi) e nuove misure di sostegno all'acquisto o all'utilizzo delle materie/prodotti provenienti dal riciclo (es. IVA ridotta sulle materie riciclate o tasse maggiori sulle materie vergini) in modo da evitare o colmare il divario concorrenziale tra questi ultimi e le materie naturali/vergini;

  3. facilitare lo smaltimento degli scarti di lavorazione delle aziende del riciclo privilegiandoli, nell'applicazione delle relative tariffe, rispetto al conferimento delle frazioni indifferenziate; al contempo, rispondere al crescente fabbisogno impiantistico di smaltimento attraverso la creazione di nuovi impianti o l’ampliamento di quelli esistenti con procedure più snelle e tempi certi;

  4. in via straordinaria ed urgente per questo periodo di transizione, fare fronte alle limitazioni autorizzative degli stoccaggi presso gli impianti per evitare il blocco dei conferimenti e, di conseguenza, delle raccolte differenziate;

  5. prevedere una congrua rappresentanza degli operatori del settore negli organi di governo del sistema nel suo complesso e delle singole filiere (come peraltro previsto dalle norme di settore).


Lo strabismo italiano nella gestione dei rifiuti, che – al contrario di quanto indicato dalle direttive Ue – ha sempre misurato la propria performance guardando solo al dato della raccolta differenziata anziché al riciclo effettivo dei materiali, sta avvelenando l’intera filiera.

Se l’avvio al riciclo è in panne e in Italia si rischia il blocco delle raccolte differenziate è necessario prendere immediatamente provvedimenti.

L’economia circolare si può realizzare solo se tutti gli organi del sistema sono in buona salute. Non ha senso far crescere la raccolta differenziata se ciò che arriva alle piattaforme poi rimane abbandonato in balia di sé stesso.



Credit to:

  • www. greenreport.it, 20/1/20;

  • www.rinnovabili.it, 20/1/20;

  • www.askanews.it, 20/1/20;

  • www.polimerica.it 21/1/20

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