La nuova strada verde: l'Economia circolare nel riciclo della plastica

Updated: Jul 7, 2020

“La bellezza di un circolo è che non ha un inizio e non ha una fine. Se un sistema è in grado di rigenerarsi, allora può garantire una legge fondamentale per la nostra esistenza: la generazione successiva potrà avere almeno lo stesso tenore di vita di quella precedente”– Jean-Paul Fitoussi, economista francese.


Da molti anni Soluzioni Plastiche srl è impegnata con la sua attività di intermediazione tra chi produce o raccoglie rifiuti plastici e chi li rilavora per reintrodurli nel mercato produttivo.

Con lo sguardo rivolto all’ideale di riciclaggio a ciclo chiuso della plastica fa la sua parte nel trovare sul mercato europeo rifiuti di plastica post-consumo da raccogliere, riciclare e utilizzare per realizzare nuovi prodotti, ed ha individuato nella riduzione dei rifiuti di plastica mista, il cosiddetto plastmix, una delle sfide più urgenti per la sostenibilità del pianeta. Chiaramente il tema è molto complesso perché il ciclo chiuso della plastica richiede che i consumatori, rivenditori, riciclatori e produttori collaborino per recuperare materiali preziosi dal nostro flusso di rifiuti e li lavorino per realizzare nuovi prodotti, il che richiede una trasformazione totale di mentalità, abitudini e procedure.

È sempre più evidente che le risorse del Pianeta sono in esaurimento ed è necessario attivare un sistema economico che sia basato sull’efficienza dei consumi, promuovendo il concetto di “materia rinnovabile”, ovvero cominciando a pensare che anche la materia, come l’energia, può essere rinnovata e, pur scartata, può prendere forma in una nuova vita in prodotti diversi. L’Economia circolare è la risposta alla scarsità di risorse del pianeta. Secondo la definizione della Ellen MacArthur Foundation*, l'Economia circolare “è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati della biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”.

In sintesi è un nuovo modello economico che mira alla riduzione dello spreco delle risorse.

Se i due modelli a confronto sono quello Lineare e quello Circolare, è evidente che il modello di economia Lineare ha fallito rispetto a due aspetti: quello ambientale il consumo di risorse vergini oltre all’ impatto ambientale in termini di rifiuti ed emissioni – e quello economico molti dei materiali che andiamo a gettare non hanno ancora esaurito la loro potenzialità economica.


*Nel gennaio 2012 è stato pubblicato un rapporto dal titolo "Verso l'economia circolare: motivazioni economiche e di business per una transizione accelerata". Il rapporto, commissionato dalla Ellen MacArthur Foundation di Chicago e sviluppato da McKinsey & Company, è stato il primo del suo genere a considerare le opportunità economiche e di business per la transizione verso un modello circolare. Utilizzando casi di studio di prodotto e analisi su tutta l'economia, il rapporto descrive la capacità di produrre benefici significativi in tutta l'Unione europea.


Che cos'è l'Economia Circolare e su cosa si basa?


  • Redesign ed Ecoprogettazione: un prodotto fin dal suo nascere dev’essere costruito per durare e fin dall’inizio ci si deve occupare del fine vita del prodotto, dotandolo di caratteristiche che ne permettano, ove necessario, lo smontaggio o la ristrutturazione.

  • Produzione efficiente: attraverso macchinari e processi innovativi va ridotto il materiale usato per produrre ogni singolo prodotto e vanno ridotti gli scarti.

  • Consapevolezza del consumo: promuovere la consapevolezza del consumatore (chiarire gli impatti del suo consumo tramite etichette trasparenti). Il consumatore deve essere sollecitato a utilizzare quei prodotti che riducono al minimo i consumi di materiali vergini e più facili da riciclare una volta che raggiungono il fine vita.

  • Raccolta/Riciclo: stimolare il mercato delle materie prime seconde o le materie costituite da sfridi di lavorazione o da materiali derivanti dal recupero.


Nei principi espressi dalla Fondazione MacArthur si parla anche di:


  • Energie rinnovabili: affidarsi ad energie prodotte da fonti rinnovabili favorendo il rapido abbandono del modello energetico fondato sulle fossili.

  • Approccio ecosistemico: pensare in maniera olistica, avendo attenzione all’intero sistema e considerando le relazioni causa-effetto tra le diverse componenti.

  • Recupero dei materiali: favorire la sostituzione delle materie vergini con materie prime seconde provenienti dalla filiera di recupero che ne conservino la qualità.


Cambiamento radicale o transizione graduale?


A questo punto ci si chiede se l’economia circolare sia una novità o una transizione, ed in risposta si potrebbe dire che la componente industriale deve certamente affrontare novità rilevanti sia in termini economici che ambientali, mentre invece le strategie di riduzione dei rifiuti sono già abbastanza consolidate e notiamo che l’attenzione delle scelte politiche ed economiche si sta spostando dalla fine della catena di produzione (rifiuti e scarti) all’inizio della stessa (progettazione e redesign).

Rimane il fatto che l’economia circolare nel suo insieme andrebbe concepita come una nuova “dieta” nell’accezione originaria del termine greco “diaita”, cioè modo di vivere volto alla salute. L’economia circolare non va pensata come una moda passeggera dei nostri tempi, così come la dieta per funzionare non può essere una terapia dimagrante straordinaria, bensì un ordine da osservare con diligenza per aver cura costante della propria vita. Allo stesso modo l’economia circolare va vista come una delle leve utili alla radicale trasformazione del sistema economico verso uno sviluppo sostenibile.

Un nuovo modo di vivere che cambierà la società nelle sue diverse forme aggregative e non sarà più possibile tornare indietro.

Ci rendiamo conto che i principi guida dell’economia circolare possano sembrare un semplice esercizio teorico di chi nutre la speranza di costruire un “mondo migliore” ma impossibile da realizzare con progetti concreti. Però questo dubbio legittimo è fortunatamente smentito dalla realtà. Ci sono ormai infatti centinaia di casi che dimostrano come, non solo Start Up e Centri di Ricerca stiano ottenendo risultati industrializzabili di progetti di Economia Circolare, ma anche Aziende di settori merceologi diversi, supportate dalla ricerca, stiano trasformando i propri scarti di produzione in nuovi prodotti, ottenendo così importanti benefici economici oltre che ambientali.


Le realtà aziendali che promuovono l'Economia circolare


Fra i numerosi esempi possibili di Aziende produttrici che applicano “buone pratiche di economia circolare” al proprio settore di business andiamo invece a monte e ci soffermiamo sull’interessante caso di SABIC, una società saudita leader mondiale nel settore dei prodotti petrolchimici, chimici, dei polimeri industriali, fertilizzanti e metalli. Questa azienda, che è la più grande azienda pubblica del Medio Oriente e dell'Arabia Saudita, produce su scala globale nelle Americhe, in Europa, in Medio Oriente e nell’area Asia-Pacifico realizzando prodotti chimici, materie prime e plastiche ad alte prestazioni, agro-nutrienti e metalli.



Ma ciò che maggiormente la distingue è il forte impegno nella realizzazione di un mondo più sostenibile attraverso la collaborazione con un’ampia gamma di aziende sue clienti che SABIC supporta nell’individuazione e sviluppo di strategie atte al raggiungimento degli obiettivi aziendali di sostenibilità ambientale.



In occasione del recente World Economic Forum di Davos in Svizzera, SABIC ha illustrato ai responsabili politici e gli operatori economici globali le potenzialità del suo innovativo TRUCIRCLE per contribuire a chiudere il cerchio del riciclaggio della plastica.



Incorporando quattro tecnologie altamente innovative ma distinte, TRUCIRCLE offre un portafoglio completo di soluzioni che comprendono:


  1. Polimeri circolari certificati SABIC, fiore all’occhiello del settore, realizzati con il riciclaggio chimico dei rifiuti plastici misti (plast mix)

  2. Polimeri rinnovabili a base biologica certificati SABIC

  3. Polimeri meccanici riciclati

  4. Soluzioni di materiali progettati per la riciclabilità.



L’innovazione assoluta dei polimeri circolari certificati SABIC mira a creare una nuova catena del valore, in cui SABIC, i suoi fornitori a monte e i principali clienti a valle, collaborano per riportare i rifiuti plastici misti al polimero originale per le applicazioni di imballaggio, consentendo così il riutilizzo circolare delle risorse naturali del pianeta.

Negli ultimi 12 mesi i clienti SABIC e i brand owner come Uniliver e Tupperware Brands, sono stati i pionieri della tecnologia TRUCIRCLE presentando al mercato una serie di prodotti di consumo commercialmente validi realizzati interamente con rifiuti di plastica mista riciclata.


Particolarmente interessanti per noi di Soluzioni Plastiche srl sono i polimeri circolari certificati SABIC, prodotti utilizzando una materia prima a base di olio di pirolisi creata dal riciclaggio di rifiuti plastici misti di bassa qualità, altrimenti destinati all'incenerimento o alla discarica. I risultanti polimeri circolari certificati sono di qualità uguale a quella dei polimeri vergini con eccezionali proprietà meccaniche, di lavorazione e purezza.

Questi prodotti sono utilizzati nello sviluppo di imballaggi di consumo pionieristici e di alta qualità per alimenti, bevande, prodotti per la cura della persona e della casa da diversi clienti leader del marchio SABIC.


La nostra impresa di riciclaggio, così come molte altre realtà aziendali, appoggia in pieno il nuovo corso dell’economia circolare, sostenendo quindi una filosofia che rispetta l’ecosostenibilità del pianeta.


Vivere senza rifiuti è il nostro obiettivo futuro, riutilizzando i nostri rifiuti senza produrre materiali già esistenti.

Fonti:


www.rinnovabili.it - A. Fornasiero del 20/02/2019 e del 27/02/2019

www.sabic.com



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