Plasmix (ita)

Updated: Jul 7, 2020

Quali opportunità oltre al recupero energetico e alla discarica


E’ proprio di questi giorni la notizia che è stato inaugurato (il 2 settembre) lo stadio Mannucci di Pontedera (Pisa) con seggiolini in plasmix. Lo stadio è stato riqualificato in ottica green con sedute in plastica riciclata da imballaggi eterogenei provenienti dalle raccolte differenziate toscane. Negli spalti dello stadio sono stati installati 3000 seggiolini prodotti – per la prima volta – in plasmix, cioè plastiche miste selezionate dalla Revet e riciclate da Revet Recycling, entrambe con sede nella cittadina toscana. Il Mannucci è il primo impianto al mondo ad essersi dotato di seggiolini in plastica riciclata in sostituzione di analoghi in plastica vergine. L’intervento di riqualificazione in ottica green dello stadio, che comprende anche un nuovo sistema di illuminazione a LED, ha comportato un investimento di quasi 300mila euro.


Revet, in collaborazione con l’azienda bolognese Omsi, specializzata nello stampaggio di sedute per impianti sportivi, è partita dal materiale vergine attualmente utilizzato in questo ambito applicativo per formulare un compound compatibile con il proprio granulo riciclato, che avesse le stesse caratteristiche e che garantisse il rispetto delle norme europee V2 adottate dalla Fifa. L’inaugurazione di Pontedera corona un lungo lavoro portato avanti da Revet e dal suo ufficio Ricerca e sviluppo che certifica l’elevatissima qualità raggiunta dal granulo Revet che ora sta lavorando alla riduzione dei costi per unità di prodotto, in modo da rendere il prodotto finale competitivo (non solo ambientalmente, ma anche economicamente), con quello realizzato al 100% in materiale vergine.

Anche il sindaco di Pontedera Matteo Franconi all'inaugurazione ha affermato con orgoglio che si tratta di una applicazione concreta di quell'economia circolare a km zero in cui i rifiuti raccolti, i cittadini che li hanno conferiti e gli impianti industriali che li hanno ulteriormente selezionati e poi riciclati, sono interamente del territorio locale e lo stadio Mannucci li utilizza oggi come ri-prodotti. Ha poi aggiunto che le pubbliche amministrazioni hanno oggi il compito di migliorare e sostenere concretamente l’economia circolare assicurando commesse di questo tipo ed i necessari spazi di mercato per supportare i prodotti derivanti da riciclo.

Potrebbe non sembrare una gran cosa, ma in realtà si tratta di un importante traguardo in quanto il problema del riutilizzo in Italia di plasmix è annoso e complicato. Innanzitutto occorre spiegare cosa si intende per plasmix: un insieme di imballaggi post-consumo costituito da plastiche eterogenee leggere (pellicole, film, buste) che per molti anni non ha trovato sbocco nel mercato del riciclo (non recuperabili come singoli polimeri) e veniva quasi esclusivamente destinato a recupero energetico (inceneritori) e in piccola percentuale in discarica. Quindi un materiale molto diverso dagli imballaggi in plastica “nobile” come ad esempio il PET da bottiglie e flaconi che hanno una filiera già avviata. Il plasmix arriva a rappresentare oltre il 50% di tutti gli imballaggi in plastica raccolti in modo differenziato ed è tra i rifiuti più critici da gestire per l’intera filiera.

Qualcosa però si è mosso. Nel 2017 ha infatti iniziato il suo iter in commissione Ambiente alla Camera la proposta di legge 4502 – primo firmatario Stefano Vignaroli, M5S – che mirava a favorire la diffusione dei prodotti derivanti dal riciclo del plasmix. L’incentivazione al riciclo di plastiche eterogenee ha dovuto quindi entrare in territorio politico e riferirsi ad un quadro normativo e fiscale per avere la giusta riconsiderazione. In realtà si poteva già fare molto per promuovere il riciclo di plasmix anche con le leggi esistenti, in quanto praticamente tutte le normative fatte passare nel corso dell’ultima legislatura hanno sempre messo un riferimento al Green public procurement, in primis all’interno del Codice degli appalti. Di fondo c’era però un problema: gli inceneritori prendono incentivi per bruciare questi tipi di plastiche (sulla produzione energetica), chi le recupera in materia no. Purtroppo costruire manufatti con queste plastiche costa mediamente il 20% in più rispetto alle plastiche vergini. La proposta di legge tendeva proprio ad eliminare questa sorta di “concorrenza sleale” e far crescere un nuovo e virtuoso mercato del recupero materia. Purtroppo però in Italia spesso succede che quando dalle leggi approvate si passa alla pratica nessuno si preoccupa di mettere in atto quelle norme di base che – in sede di definizione dei capitolati d’appalto – favoriscono alcuni materiali e non altri. Sono rare le aziende come la Revet di Pontedera che da tempo hanno cominciato ad applicare le leggi che già esistono. E ai committenti pubblici basterebbe iniziare col fare i capitolati d’appalto tipo, aprendo dei canali privilegiati per i prodotti riciclati. E’ chiaro che se si vuole spingere sul recupero di plasmix, si deve garantire e favorire un mercato finale per i prodotti riciclati.

Riguardo allo Stadio di Pontedera si può certamente parlare di un esempio concreto di economia circolare e sostenibilità ambientale all'avanguardia ‘made in Toscana’. Ma guardando la questione a livello nazionale ed europeo possiamo dire che se sul medio periodo è necessario prevenire l’immissione sul mercato di imballaggi difficili da riciclare, scoraggiando la produzione con norme e leve fiscali ad hoc, nell'immediato invece si deve intervenire a livello nazionale incentivando il riciclo del plasmix che da solo vale, come abbiamo già detto, circa la metà delle plastiche raccolte in maniera differenziata dai Comuni. Ci sono imprese virtuose che utilizzano il plasmix per creare prodotti di alta qualità (accessori e carenature di ciclomotori, bancali, altalene, panchine ed altri arredi urbani) ma si scontrano ancora troppo con condizioni sfavorevoli date dai costi superiori rispetto alla produzione di polimeri vergini ed il mercato di sbocco di prodotti in plasmix ancora troppo ristretto alle effettive potenzialità. Molto c’è ancora da fare, ma la strada intrapresa è certamente quella giusta e il Mannucci di Pontedera ne è uno splendido esempio.




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