Un satellite per trovare la plastica in mare

Il problema della plastica in mare sta diventando di anno in anno sempre più grande; le correnti oceaniche concentrano i rifiuti in determinate aree del globo come l’Oceano Pacifico o, come recentemente dimostrato, ai poli. Uno studio ha mostrato che la plastica è visibile anche da satellite, per questo motivo, è stato sviluppato un sistema che renda questi dati a nostro vantaggio.




Ogni anno vengono identificate in mare milioni di tonnellate di micro e macroplastiche con un impatto ambientale ed economico stimato tra i 3300 e i 33000 euro per tonnellata. Questa plastica ha, purtroppo, un destino già scritto quello cioè, di nuocere alla salute degli animali marini e dell’ecosistema galleggiando, o talvolta, affondando in mare.

Per combattere questo problema, che sta diventando sempre più globale, è stato sviluppato un nuovo e innovativo metodo per trovare la plastica abbandonata in mare studiando i dati provenienti dallo spazio. È stato avviato, infatti, il programma “Remote Sensing for Marine Litter”, con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e della dottoressa Laura Biermann che insieme al suo gruppo di ricercatori ha studiato un algoritmo da utilizzare attraverso l’uso del satellite Sentinel-2, per identificare i rifiuti plastici sulla superficie marina. Fino ad ora sono stati in grado di distinguere la plastica con pezzatura maggiore di 5mm da altri materiali con l’accuratezza dell’86%.




La plastica viene “identificata” dal satellite attraverso un algoritmo applicato ad un’intelligenza artificiale che rileva le lunghezze d’onda della luce visibile e infrarossa che viene assorbita e riflessa dalla plastica. Questa “firma” consente di identificare ogni materiale in maniera univoca. Per testare le lunghezze d’onda sono state eseguite prove con i dati satellitari nel porto di Durban in Sud Africa e vicino a Mitilene in Grecia testando anche le lunghezze d’onda di altri materiali come legname ed alghe creando, così, una vera e propria libreria di firme per tutti i diversi materiali che è possibile trovare in mare.


Il modello è stato testato, poi, nelle acque circostanti al Ghana, Vietnam, Canada e Scozia. Analizzando i dati provenienti da queste zone l’accuratezza media dell’algoritmo è stata dell’86%. Nell'altra percentuale di casi, il sistema ha confuso per plastica la schiuma marina (11% dei casi) e la stessa acqua del mare (3% dei casi) questi dati fanno comunque ben sperare in quanto l’algoritmo non ha mai confuso alghe o legname per plastica. Vi è stato, ad ogni modo, un caso virtuoso in cui la plastica è stata accuratamente selezionata dal satellite senza margine di errore ed è stato al largo delle isole San Juan in Canada.




Gli autori di questo studio si dicono fiduciosi sulla riuscita del progetto commentando però che l’algoritmo è in grado di lavorare solo con agglomerati di rifiuti plastici e non singoli oggetti ma è allo studio un ulteriore metodo per utilizzare anche droni ad alta risoluzione per effettuare la pulizia delle acque marine e monitorare i rifiuti plastici in mare.



Fonti:

https://www.galileonet.it/gli-occhi-dei-satelliti-per-scovare-la-plastica-dispersa-nei-mari/


https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/spazio_astronomia/2020/04/25/i-satelliti-aiutano-a-cercare-la-plastica-negli-oceani-_7f8ab55a-ffa8-42bb-b6d5-38bb14eeef60.html

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